BIOGRAFIA

E' da considerare certamente uno dei più valenti medici che ha avuto il nostro paese, per la sua preparazione professionale, l'acume e   l'intuito, che lo hanno caratterizzato. Un vero maestro, specie quando pronunciava una diagnosi, perché allora, da autentico professionista, non falliva mai.

Era nato a Supersano, il 10 aprile 1911. Compiuti gli studi medi, frequentando il Ginnasio-Liceo presso l'Istituto "Pietro Colonna" di Galatina, si iscrisse a medicina a Bologna, dove si laureò col massimo dei voti, il 30 novembre 1937.

Scoppiata la II guerra mondiale, venne richiamato alle armi in qualità di ufficiale medico, dislocato nei Balcani e qui fatto prigioniero e poi trasferito in Russia. Rientrato al termine delle ostilità, riceve nel novembre 1948, l'incarico di Ufficiale Sanitario. Sposa Antonietta Sbarro da cui ha avuto quattro figli ( Maria Rosaria, Roberto, Wanda e Ruggero).

Presente come consigliere comunale nelle prime competizioni municipali, quelle del 27 ottobre 1946, con la D.C. capeggiata dal Sen. Magli, non figurerà più in seguito nelle competizioni, rimanendo, però, un fiancheggiatore del Magli, pur non condividendo sempre la sua condotta politica, specialmente quando, nel discorso a Palazzo Madama, del 22 febbraio 1950, il Senatore si scagliò contro il Presidente del Consiglio, On. Alcide De Gasperi, "invitandolo" a lasciare il posto ad altri. Il Dottore De Vitis, unitamente ad altri della sua corrente, non giustificò mai una tale inopportuna esternazione, ritenendola assolutamente sbagliata (provocò, infatti, la defenestrazione del Senatore dai ranghi della D.C.). Ciò nonostante, egli fu sempre un seguace del Magli, anche se rimase un po' fuori dall'orbita decisionale del Senatore, col quale spesso non si trovava in sintonia.

Ma accanto al valente professionista, c'era anche un fecondo letterato; nel corso della sua vita fatta di intenso lavoro professionale e di impegno sociale, si era sempre lasciato suggestionare dal fascino della poesia, che lo vide protagonista in moltissimi componimenti, anche se una predilezione la ebbe per le opere di Virgilio, di cui fu raffinato traduttore. Ma prima di dire del suo impegno umanistico, apriamo una parentesi per vederlo proiettato nella sua attività giornaliera, che aveva inizio intorno alle ore 9, ricevendo i suoi pazienti nell'ambulatorio (in via Vittorio Emanuele), per poi continuare con le visite a domicilio, fino a mezzogiorno, guidando ora un "maggiolone", poi una "500 C"(Fiat Topolino), che non lasciò mai fino alla morte. L'attività del dopo-mezzogiorno, cambia radicalmente: sparisce letteralmente, per recarsi in collina, dove a suo tempo aveva comprato una vasta estensione di terreno incolto con una masseria ("Stesi"), che aveva in qualche modo restaurata e dove rimaneva fino a sera, facendo il Coriolano a tempo pieno e trovando il modo più idoneo per sentirsi pienamente realizzato. E non c'é stagione, non ci sono intemperie, che possano impedirgli di essere presente ogni giorno, su in "serra".

Da casa, una volta rientrato dal quotidiano "divagarsi" in collina, non usciva mai, fatta eccezione per una breve parentesi intorno agli anni sessanta, quando si portava in un circolo cittadino, in via Dante, e lì trascorreva qualche oretta a giocar un "tressette" con gli amici, facendo "spettacolo", per il modo con cui  gestiva il gioco.

Ma torniamo alla sua passione letteraria, che si compendia con la pubblicazione della traduzione dell' “Eneide” di Virgilio, stampata per le Edizioni Rimo, presso la Tipografia "Grafiche Panico" di

Galatina. Tradotto in versi liberi, il testo ebbe molti collaboratori, che curarono il commento ai dodici libri del poema virgiliano. L'opera, con copertina disegnata da Ezio Sanapo, venne tenuta a battesimo e commemorata nell'aula magna del Liceo Classico "Pietro Colonna" di Galatina, in una manifestazione organizzata dal Preside Michele Benegiamo. In quella occasione, il 22 dicembre 1982, il Dott. De Vitis venne presentato ad un'assemblea di studenti liceali, dal Prof. Gino Vantaggiato. Il libro, venne poi distribuito gratis, dall'Autore, a tutte le biblioteche scolastiche ed a quelle dei Comuni della provincia.

Intanto, nel novembre dell'82, lascia l'incarico di Ufficiale Sanitario per raggiunti limiti di età e viene sostituito, dal Dott. Alberto Andrani, che conserva fino al mese di settembre 1983.

II suo mitico attaccamento alla "serra", si compendiò, forse, con un atto che sa dello straordinario: nella zona di sua proprietà, fascia est, quasi a ridosso della pineta, volle costruire a sue spese, una chiesetta, che dedicò a San Giuseppe, e che, forse caso unico, venne considerata "costruzione abusiva", per cui dovette rispondere della cosa all'autorità giudiziaria. La chiesetta venne consacrata il 15 gennaio 1984, ma, qualche tempo dopo, la offri alla Parrocchia.

Torniamo alla passione letteraria, e del capolavoro virgiliano, al quale, il Dott. De Vitis, dedicò, poi, nei primi mesi del 1987, una seconda edizione, riportandola all'endecasillabo puro, limandone la prima traduzione. Un lavoro meticoloso, fatto di grande pazienza e capacità.

"E come si fa -scrive Florio Santini- a non essere meravigliati e commossi, quando un distinto vecchio, reduce da una vita intera d'intenso lavoro professionale e d'impegno sociale, ti butta giù una dedica, con mano ancora ferma, sul frontespizio di un altro volume, di 511 pagine", quello delle

"Bucoliche e Georgiche", testo latino a fronte, anch'esso tradotto in versi e commentato dallo stesso

Autore?(i due capolavori virgiliano, vengono stampati in bella veste tipografica, per i tipi della "Editrice Salentina" di Galatina).

E come si fa "non apprezzare -continua il Santini- la rara capacità antologica, la memoria poetica di quel medico-chirurgo, infaticabile umanista, che ti regala ancora un altro bel libro, dal titolo simbolico

"Soste lungo il cammino"?. E', questo volume, una raccolta di discorsi, poesie, scritti vari, come "per predisposizione insita nella natura umana, di chi sta per emigrare in altra località o in Cielo, e sente il bisogno di radunare e mettere insieme le sue cose che sono i vari miti dell'animo nella propria vita trascorsa. In questo senso e non per velleità letterarie...".

E chiude la sua produzione letteraria, con un breve romanzo, "Naufragio a Milano", un episodio romanzato, uno scorcio di vita dei primi anni settanta, quando l'emigrazione verso il Nord d'Italia divenne massiccia, quando intere famiglie abbandonavano il loro paese solare con un peso nel cuore, per trasferirsi nell'aria nebbiosa e indifferente di Milano. Una "storia romanzata", come dice l'Autore, anche se sembra una storia reale, con cui intese porre in evidenza la difficile vita dei meridionali trasferitisi al nord, nel mondo caotico di una metropoli, dove "l'inesperienza, la gioia di vivere e l'incapacità di controllarsi, schiudono -dice Giorgio Barba- atmosfere inquietanti e fanno sprofondare in un baratro, da cui si può risalire solo con una grande forza di volontà".

Questo, in succinto, il quadro del Dott.Rocco De Vitis, medico-umanista, che nel Salento, purtroppo, pochi sanno quanto quel “vecchio” sia stato un Personaggio, che meriterebbe ben altra scheda di questo nostro ricordo!

Sempre presente, fino all'ultimo, con i suoi pazienti, anche se in forma alquanto ridotta, per l'avanzata età, ma soprattutto per l'insorgere di una incurabile malattia, il Dott. De Vitis, il "Don Roccu" dei Supersanesi, si spegne intorno alla mezzanotte del 2 ottobre 1997, sù in collina, ad 86 anni, rimpianto da tutto il paese.

                                                                                                    

                                                                                                        Prof.Gino De Vitis

                                                                                          Direttore de “Il Nostro Giornale”

                                        

 

BIOGRAFIA IN BREVE

 

Rosario Rocco  De Vitis nasce il 10 aprile 1911 a Supersano (Lecce). Muore dopo un periodo di malattia nella casa in collina il 3 ottobre 1997. Si laurea presso la facoltà di Medicina e Chirurgia di Bologna il 30 Novembre 1937 con la votazione di centodieci su centodieci. 

Medico-chirurgo, nella sua vita di intenso lavoro professionale e di impegno nel sociale, è sempre stato sensibile al fascino della autentica poesia ed umanisticamente teso a capire e a far capire (molte sono le sue poesie) l'arte poetica maiuscola, in tempi così lontani per tanti versi dalla grande ispirazione e dai valori vitali del passato. 

In tal senso è ammirevole il suo poderoso impegno nel tradurre un capolavoro così difficile, quale è appunto l'Eneide di Virgilio.

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