IL TRADUTTORE FEDELE

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Busto di Virgilio, Neoclassico

 

Il Dr.Rocco De Vitis ha tradotto l'ENEIDE, GEORGICHE e BUCOLICHE dal latino all'italiano in endecasillabi

" Ritengo che quando un poeta traduce un poeta 

              l'intesa sia suprema...."(Florio Santini)

  i decido a proporre questa particolare,e unica, traduzione dell' Eneide, non tanto per puro  diletto  soggettivo, il  che  soddisferebbe  a quel  sentimento  narcisistico, il quale- checché si dica - aleggia sempre in ognuno di noi, ma soprattutto per oggettivare un vecchio mio convincimento: ogni traduzione, per dirsi veramente tale, deve saper rispecchiare, il più fedelmente possibile, il testo originale, nella forma, nella sintassi e nelle sue varie intrinseche espressioni che rivelano costumi, caratteri e tutto un tenore di vita materiale e spirituale, propri dei tempi cui l'opera si riferisce.

Che se poi, nel tradurre, ci pungesse vaghezza - o si pretendesse da altri di veder partorire un'opera d'arte, penso che, nel caso nostro, non vi sia proprio motivo a cimentarsi, poiché - tra le tante - tale opera già esiste ed è appannaggio di Annibal Caro.

Aprite, infatti, a caso leggetene un passo qualunque, ed il tono scorrevole del verso e l'armonia del tutto vi conquisterà senz'altro.

A questo punto però, specie ai cultori delle "Humanae Litterae", come medico consiglierei, nei momenti di malinconia o di disturbi della digestione, di non lasciarsi prendere dalla maestria dell'operatore, ma di procedere ad un confronto col testo latino. Capita che le vostre labbra assumano la rima di un sorriso, che spesso può finire col coinvolgere - in una muta o sonora compiaciuta risata - tutti i muscoli mimici della faccia, tanta è l'iperbole o la dissonanza estetica e fisionomica dei due fratelli in esame.

.........

Quale allora lo scopo di questa mia impresa, che di paziente impresa si tratta?

In linea generale, dimostrare che l'Eneide si possa tradurre fedelmente in ogni sua espressione conservando la sua originale bellezza e superando molte di quelle figure - retoriche o stilistiche - che i commentatori trovano ad ogni piè sospinto e che in realtà nascondono la loro poco tenacia d'interpretazione o di collocazione esatta di ogni vocabolo.

Per non discostarmi poi dallo spirito di rinascimento che, in tutti i campi, anima i nostri giorni, ho volutamente conservato qualche termine arcaico o desueto, sia per doveroso rispetto all'idioma dei nostri padri, sia per spronare il lettore, e in special modo lo studente, alla consultazione del vocabolario italiano, questo grande derelitto, ritenuto molto spesso inutile dalla pragmatica e stolta alterigia umana.

In particolare:

1) offrire al semplice lettore ed agli studenti soprattutto una Eneide tradotta in endecasillabi che, (a differenza dei versi liberi od esametrici, comodi e poco riguardosi, penso, nei confronti della musicalità Virgiliana), infondono alla traduzione un tono di piacevolezza ed una veste poetica più vicina all'originale;

2) offrire alle scuole superiori ed oltre (a quanti, cioè, per diletto o per necessità scolastica debbono affrontare lo studio del difficile poema latino) una traduzione che dia loro la possibilità di eliminare i comuni e "fiacchi" traduttori. L'aderenza del tradotto con l'originale, infatti, è tale da rendere chiari la sintassi, la costruzione del periodo ed i casi riferibili al complemento di ogni vocabolo;

3) stimolare- del che ne sarei comunque lusingato - da docenti ed umanisti in genere una critica non affrettata, a caldo (salvo che qualche Pico della Mirandola non abbia l'Eneide latina scolpita nella mente), ma un giudizio a freddo, dopo avere, cioè, consultato questa mia traduzione con il testo latino a fronte.

A tale scopo, e per maggior comodo, i numeri a destra dei versi e contrassegnati da una crocetta (+) stanno ad indicare i corrispettivi versi del testo latino.

Per quanto riguarda le note, ho creduto inoltre opportuno ripeterne via via alcune, volendo considerare ogni libro del poema, per ragioni pratiche di studio e di didattica, come parte a sé stante.

Aggiungo poi che a molti aggettivi patronimici, geografici ecc. ho conservato spesso la maiuscola iniziale, sia per dar loro un maggior risalto denotativo, sia per fedeltà all'uso grafico proprio del testo latino.

Non prendetevela, tuttavia, se dal setaccio è passato qualche impertinente endecasillabo claudicante: pigliateli per l'orecchio e costringeteli, come reduci di guerra, a ballare la pirrica, che è sempre una danza di lotta e - spero anche - di comune vittoria.

Ringrazio quanti avranno la bontà di leggermi e giudicarmi, sperando che questa mia fatica sia di un qualche gradito giovamento ai giovani che s'apprestano agli studi, e soprattutto ai miei cari ed ormai numerosi nipoti.

 

ROCCO DE VITIS

 

 

 

 

 

 

 

Eneide

ShinyStat

Copertina del libro dell'Eneide

 

 

 

 

 

 

CREPUSCOLO

Contro gli etèsi venti

ormai dei miei pensieri

veleggia l'aquilone

luglio 1992

 

 

 

 

 

Georgiche-Bucoliche

Copertina delle Georgiche 

e Bucoliche

 

 

 

 

PRIMA DELL'ASSALTO

Occhietti evanescenti

e fissi al topolino,

occhi fosforescenti 

al predator felino

 

Rocco De Vitis

 

 

Meteo Salento

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tradotte dal Dr.Rosario Rocco De Vitis scrivi a  medicoumanista@libero.it

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