AD ANTONIETTA SBARRO - MOGLIE DEL DR. ROCCO DE VITIS

La mattina del 7 novembre 2004, con gli ultimi tepori di un'estate tenace, se ne andava anche Antonietta Sbarro, moglie devota del dott. Rocco De Vitis, madre e nonna amatissima.

La nipote Paola Bray e il poeta Luigi Di Seclì hanno così voluto manifestarle il loro affetto

 

 

In memoria

di Antonietta Sbarro

vedova De Vitis

 

Silenti passettini

e flebile respiro

in serena umiltà

felice onda di placido fiume

sei Colà giunta

dove,

ridente e amabile,

il tuo consorte

mano ti porge

per l’Eterna Armonia!...

 

8-XI-2004                Luigi Di Seclì

 

Per non dimenticareun vivo grazie contro l’oblio

    Mia cara, mi hai raggiunto finalmente! Sei ancora accanto a me, come un tempo: lieve e forte allo stesso tempo sei vicina con le premure di sempre, con la tenerezza di chi sa amare senza chiedere nulla in cambio. Tanto mi hai dato, tanto ho ricevuto dal tuo cuore grande, dalla serenità che hai saputo infondermi nei momenti difficili che la vita riserva sempre ai miseri mortali.

    La nostra vita coniugale è stata lunga, ricca, dolce come il nostro amore fatto di piccole cose: sguardi d’intesa, comprensione reciproca, rispetto e stima. Non ti sei mai risparmiata nella cura dei nostri splendidi figli, che hai seguito discreta e attenta in tutte le fasi della loro vita, godendo dei loro successi, soffrendo per i dolori che li hanno colpiti; con fermezza li hai saputi guidare senza essere mai invadente, sempre rispettosa della loro intimità.

    Dal giorno in cui, giovane e timida sposa, ti raggiunsi sull’altare sono trascorsi tanti anni, ma il tempo non ha appannato i sentimenti di allora, anzi li ha rafforzati avvincendoci con un legame sempre più solido. Ti rivedo agile e flessuosa come un giunco, pronta ad assecondare i miei desideri; so che a volte ti sei sentita sola quando mi dedicavo a che soffriva e si aspettava che io lenissi dolori e guarissi malattie. Capivi anche il mio bisogno di raccogliermi sui miei diletti classici e di trascorrere lunghe serate in compagnia di Virgilio, il mio preferito. Hai affrontato con leggerezza e senza riserve tutte le grandi esigenze che l’attenta conduzione di una famiglia comporta e hai permesso che io onorassi gli impegni professionali senza preoccupazioni, concedendomi anche la gioia dei miei incontri con la “poesimania”.

    La vita ci donato tanto…Quando pensavamo di poter  concludere il nostro lungo cammino con una vecchiaia serena, circondati dall’affetto di figli e nipoti, la sorte crudele e spietata ci ha colpiti e feriti inesorabilmente e il nostro adorato Rocco, giovane promessa per i genitori, faro luminoso per fratello e sorella, motivo di orgoglio per noi nonni, ci ha lasciati all’improvviso, aprendo un abisso di dolore inconsolabile e di incredulità in chi lo ha conosciuto.

    Ancora una volta ci siamo sostenuti a vicenda, abbiamo cercato di alleviare la pena e la sofferenza dei nostri cari, abbiamo tentato di accettare una perdita atroce.

   Quando la mia lunga vita terrena è giunta alla sua conclusione, ho trovato ad attendermi proprio lui, Rocco, con il suo sorriso contagioso, la sua allegria, la sua voglia di fare.

   Ti aspettavamo carissima, sai, anche con un po’ di impazienza, consapevoli che noi tre ci saremmo fatta compagnia come un tempo…Dall’alto seguiremo tutti e non risparmieremo osservazioni benevolmente ironiche e commenti affettuosi. Noi continueremo a vivere nei ricordi, nei cuori e nelle menti di chi ci ha conosciuti ed amati.        

    Le tue qualità di figlia, di nuora, di moglie, di madre, di nonna sono sulla bocca di tutti i compaesani che con sincero cordoglio hanno partecipato al mesto rito delle tuo funerale.

   Ma lasciamo da parte le tristezze…Abbandonati laggiù gli acciacchi della vecchiaia, godiamo questa nuova condizione; come Filemone e Bauci, fingiamo di essere due alberi vigorosi, comunichiamo i nostri sentimenti con lo stormire delle fronde dei nostri rami, mentre accanto a noi un albero più giovane, ma non meno forte, con dolcezza ci fa capire che non siamo soli: una brezza lieve accarezza le sue foglie che parlano di amore…

P.S. Scusatemi, zio Rocco e zia Tetta, se mi sono appropriata, solo per pochi istanti, della vostra vita…vi voglio bene

Paola Bray

NOVEMBRE 2004


Questa poesia è inedita ed è stata rinvenuta presso la masseria  Stesi (proprietà De Vitis) situata sulla collina di Supersano, dimora estiva del Dr.Rocco De Vitis 

 

Eravamo due ragazzi, io di 15 e lei di 12 anni; un pomeriggio,

stando in campagna con le rispettive famiglie, le feci fare una breve passeggiata

seduta davanti sulla mia bicicletta (una Bianchi fiammante, l’unica in paese):

fu così che ci scambiammo inconsciamente il primo bacio e

ci infuse Cupido l’amor

fino alle nozze, avvenute il 25 maggio 1940

 

La poesia è dedicata alla moglie 

Sbarro Antonia :

 

 AL PRIMO AMORE 

 

Il cuore più forte mi batte,

più lieto diviene il mio viso,

già veggo il divin tuo sorriso,

felice chiamar mi potrò!

 

Per me tu sarai quella stella

che mostra al nocchiero la via:

sin d’ora mi metto in balìa,

solo a te abbandono il mio cor.

 

Non sei no tu donna comune,

ti stimo assegnata dal Cielo;

io, cara, con tutto lo zelo

ricambio il tuo amore gentil.

 

Ti canto perché tu lo meriti,

perché non dobbiamo scordare

che in un bel tramonto solare

ci infuse Cupido l’amor.

 

Son certo che tu m’amerai,

sì, credo, fedele fanciulla,

sarai d’amor vero la culla,

pur se troppo avesti a soffrir.

 

Al bando ogni triste pensiro!

Nel cuor mio tu sempre sarai

Ed insieme, come non mai,

felici saremo un bel dì !

Rocco De Vitis

 

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