Presentazione di Enzo Panareo

Questa ponderosa rivisitazione del poema virgiliano, compiuta sotto il segno di una serena dottrina, non meno che sotto quello di un amore sconfinato, vuole essere, senza dubbio Ŕ, una manifestazione di interesse culturale - come fu per la clamorosa e feconda fortuna virgiliana nell'austero Medio Evo e nel trasparente Rinascimento - che affonda salde radici e trova giustificazione nella trepida restaurazione del concetto di umanitÓ cui sembra che le crisi spirituali del Novecento, cause e conseguenze di eventi storici di sgomentante portata, abbiano inferto colpi decisivi e, i fati non vogliano, forse irreparabili.

  Accostarsi a Virgilio, ricantarne con tono sommesso ma fedele, i risuonanti versi, ripercorrere le vicende convulse dell'Eroe con spirito vigile e devoto nello stesso tempo, Ŕ stato, per il traduttore, un recuperare alle origini quell'ipotesi di poeta-guida - che non si esaurisce nella prospettiva consolatoria - esemplare di una spiritualitÓ, storicamente piena, allevata nel calore della nozione di uomo, che nei momenti bui della storia dell'umanitÓ ha convogliato lo spirito verso gli stimoli ed i suggerimenti di una poesia tra le pi¨ complesse e pi¨ complete. Sotto il segno di questa, Ŕ noto, si svolge il dramma, antico e sempre moderno, di una vita, quella dell'Eroe virgiliano, intensamente vissuta, attraverso lotte nelle quali a scontrarsi erano le civiltÓ, come ricerca e come approdo. Ricerca di una identitÓ, approdo ad una pace che restano sempre, malgrado tutti i sussulti della storia, l'estremo lido sul quale l'uomo pu˛ fondare le speranze e le forti certezze per un destino pi¨ consono alle sue aspirazioni.

  Il dramma di Enea Ŕ intessuto di momenti tragici, ma anche di momenti esaltanti, tutti fusi in una dialettica dalla Cui composizione emerge, con la luminositÓ che solo la vera poesia Ŕ in grado di esprimere, l'aspirazione del poeta ad una condizione di benessere spirituale e materiale, che dalla traduzione, tenacemente condotta con solide risorse personali, assume quell'evidenza che, in definitiva, delinea l'ipotesi estrema della fruizione del poema virgiliano.

                                                                                                                        Enzo Panareo

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