IL ROMANZO

NAUFRAGIO A MILANO

di Rosario Rocco De Vitis

a cura di Giorgio Barba


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Copertina del breve romanzo

Naufragio a Milano

Un passato non molto lontano, ormai dimenticato non solo dagli adulti che lo hanno vissuto, ma anche da quei ragazzi che avrebbero potuto  viverlo, s'affaccia nel breve  romanzo di Rocco De Vitis, Naufragio a Milano (Editrice Salentina, Galatina, Ottobre 1994).

Un episodio romanzato, come esordisce l'autore stesso, in realtà uno scorcio di vita dei primi anni Settanta, quando l'emigrazione verso il Nord d'Italia diventò massiccia, quando intere famiglie abbandonavano il loro paese solare con un peso nel cuore, per trasferirsi nell'aria nebbiosa e indifferente di Milano. E' la storia di una ragazza meridionale che, convinta di dover vivere nel mondo dove è cresciuta, favoloso e spensierato, improvvisamente si ritrova catapultata in una città non sua: tutti i sogni, le speranze, i desideri di un'adolescente cambiano bruscamente, si scontrano con una realtà diversa, quasi ostile, ma nello stesso tempo aprono porte un tempo chiuse.

Così tra le delusioni, la consapevolezza di essere considerata una "terrona", le gioie, l'amicizia con il figlio del padrone per il quale lavorava nella sua terra, la scoperta dell'amore, la felicità della maturità, si consuma il dramma.

Il sogno si interrompe, la realtà è ardua da affrontare, si prospettano nuove difficoltà e tutto ritorna come prima. Il meridionale, anche quando ha ragione, è cosciente di avere torto davanti ai potenti, è consapevole anzi di essere impotente davanti al suo destino. Una storia romanzata, aveva detto l'autore, anche se sembra una storia reale, una delle tante storie di ragazze meridionali che si scoprono donne e madri improvvisamente, riuscendo a stento a farsene una ragione. Nel mondo contadino, dominato dalle regole dell'onore e della pubblica vergogna, l'esplodere dei sentimenti è più difficile da verificarsi, ma nel mondo caotico di una metropoli l'indifferenza non vincola ad un codice d'onore e apre la strada a sorprese piacevoli - lo spirito diventa più libero - ma anche deludenti; l'inesperienza e l'incoscienza, la gioia di vivere e l'incapacità di controllarsi schiudono atmosfere inquietanti e fanno sprofondare in un baratro da cui si può risalire solo con una grande forza di volontà.

Il tutto viene descritto senza i toni concitati dell'invettiva o malinconici della nostalgia. La descrizione procede lenta come un camminare lungo un sentiero non privo di ostacoli. Ogni tanto una sosta lungo il percorso, un chiedersi il perché, un raccontare se stessi, la propria vita e quella di chi ci è vicino. Non a caso, in appendice al romanzo, Rocco De Vitis, medico umanista, già traduttore in endecasillabi dell'Eneide, delle Georgiche e delle Bucoliche virgiliane, ci dona alcune soste lungo il suo cammino, con una generosità che non conosce egoismo, e il suo pensiero, la sua stessa esistenza diventano il pensiero e l'esistenza di chi lo conosce e lo stima.

 

Giorgio Barba

 

L'AUTORE

Fissare immagini di usi, costumi e mentalità

 

da  proiettare  nel tempo futuro, questo lo

 

scopo che si prefigge il mio breve romanzo

 

che -  in confronto  al profondo attuale

 

  mutamento di vita -  vuole  essere  appunto

 

uno scrigno del passato prossimo e remoto

 

della  nostra  Puglia.

Supersano,10 Aprile 1994

 

 

Se vuoi informazioni o ricevere il romanzo scrivi a medicoumanista@libero.it

 

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