BREVE PANORAMICA GEOLOGICA

 

Partendo infatti dall'età paleolitica

 

"d'intorno ti stava

la giovine Terra"

 

attraverso l'era cenozoica in cui comparvero i primi esseri mostruosi

 

"e tronchi e ciottoli

ed ossa di mostri"

 

e quella neozoica in cui domina la presenza dell'uomo

 

"e ciottoli e tronchi

e l'ossa dell'uomo"

 

giunge fino al nostro non lontano passato.

Le prime strade sorsero appunto sui vecchi canaloni pieni di sassi, ciottoli e sabbia

 

"Sui colmi canali

di tronchi e pietrame

v'impresse il Sapiente

l'impronta del piede"

 

e servirono a portare l'uomo al lavoro sui campi e a mettere in comunicazione le varie popolazioni sparse nel territorio.

Durante le piogge copiose dell'inverno e i temporali dell'estate le acque dei paesi vicini di Ruffano, Miggiano e Montesano affluivano alle falde della nostra collina in voragini, dette comunemente - e con appropriata e comune etimologia - "Avisi" o "Vore" o semplicemente "Ore", delle quali la più importante è quella a Sud del Cimitero e del Santuario della Madonna di Celimanna detta "Fago" o "Fao".

Questa molto spesso, non riuscendo a ricevere l'enorme massa di piogge, produceva estesi allagamenti ed ebbe una prima razionale sistemazione nell'anno 1934, per interessamento dell'On. Francesco Manfredi, allora presidente alla provincia di Lecce.

Come, nella mitologia pagana, il fiume Alfèo, attraverso il fondo del mare, dalla Grecia giunge in Sicilia anelando di confondere le proprie acque con quelle dell'amata fonte Aretusa:

 

"qual siculo Alfèo

che brama Aretusa"

 

così il Fago, giunto sul fondo calcareo, corre verso la Vora, nella quale confluivano le acque provenienti dal Nord e dalla contrada Belvedere.

Questa voragine, per la sua insufficienza, diede origine ad

una estesa raccolta di acque di oltre 100 ettari di terreno, il cosiddetto Lago Sombrino

      

"dimora di uccelli,

di rari pennuti"

 

che, col passare del tempo, divenne fonte di malaria che, oltre a Supersano, Scorrano, Maglie e Cutrofiano, estendeva la sua azione malefica in tutta la zona mediana della provincia.

Impossibile sembrava intanto ogni eventualità di prosciugamento. Nel 1858 uno scavatore di pozzi di Soleto (patria del Tafuri, medico letterato con fama di mago, vissuto nel XV secolo) a nome Giuseppe Manni

 

"Poi giunse il POZZARO

del mago Tafuri"

 

propose a Raffaele Garzia, proprietario del lago e residente a Maglie, lo scavo di un pozzo capace di assorbire tutte quelle acque stagnanti.

Il suo progetto però non fu tenuto in alcuna considerazione, anche perché il Garzia non voleva perdere l'occasione alle sue battute di caccia. 

Il Manni, intanto, forte della sua esperienza per un uguale ben riuscito lavoro nei dintorni di Zollino, tornò ad insistere e finalmente ottenne il permesso di iniziare la sua opera.

Senza mine o altre attrezzature speciali, ma con la sola forza del piccone, cominciò a forare la base della collina adiacente a quelle acque, prima orizzontalmente e poi verticalmente e, seguendo le spaccature naturali della roccia, riuscì a scavare una grande voragine profonda oltre 20 metri, che collegò poi con un canale allo stagno.

Le acque fluirono nella nuova voragine e lo stagno si prosciugò, come per miracolo

 

"come d'incanto

scomparvero l'acque

non senza rimpianto"

 

sia per i nobili che per i comuni cacciatori del Salento.

Tale voragine artificiale (la Padula), col passare del tempo, è divenuta ancora più enorme a causa della erosione prodotta dalla caduta delle acque piovane.

Il terreno molto fertile, emerso dal lago, fu poi in massima parte coltivato a vigneto.

 

"Ne sorsero campi

fiorenti di Bacco"

 

E del lago Sombrino non se ne ebbe più traccia.

                                                                                           Rocco De Vitis

 

| torna indietro |