LE VOSTRE POESIE

 

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  CALDA ESTATE

I raggi di un sole intrepido

penetrano il massiccio legno di una porta vissuta,

disegnando luminose apparenze sui muri.

Gocce di sudore solcano la mia fronte

e inumidiscono i pensieri.

Il vento è in esilio,

la pioggia solo un mero ricordo.

Unica brama : l'acqua marina,

specchio del manto celeste,

culla di lune piene,

carreggiata di imponenti velieri.

 

Sandra Corrado 73 Supersano

NATALE 2001

Scordandomi le storture del passato

penso a questo nuovo Natale

immerso nei preziosi regali:

tradizioni di ieri d’oggi di sempre.

Aspetto la nascita di Gesù,

presente nel cuore d’ogni vivente.

Sarà questo il Natale del 2001?

Finiranno queste guerre crudeli?

E... la vita, tornerà a sorridere,

per coloro che han perso la speranza

d’ogni cosa che è loro dentro?

  

Natale, Natale, Natale!

  

Nel mio Dio universale credo

e credo anche, che ad ognuno di noi,

Egli ci regalerà tanta pace

e tanta gioia...

  

Questo è il mio augurio migliore.

Gioacchino Chiparo di Milena (CL), residente a Canelli (Asti)

 

 

TEMPO

 

Tu mi chiedi cos’è il tempo….

 

Io ti rispondo che è un infinito ripercorrere di stanze

Spesso spoglie,

ma,

a volte,tanto affollate da farti sanguinare gli occhio.

 

Tu mi chiedi qual è il TUO tempo….

Io ti rispondo che è ciò che TU

Ne fai di lui.

 

E’ il tuo modo di amare

O il tuo silenzio;

 

I tuoi 1000 rancori

O i tuoi vestiti smessi,in un armadio stretto..

 

Adesso dimmi tu una cosa….

 

Perché ci ostiniamo a dire che siamo noi a sciupare il tempo,quando lo sanno anche le foglie

Che è lui

A sciupare noi.

Carlotta Zanitti, 27 anni di Torino

LONTANO


Ero lontano come sperduto
ma ero arrivato e mi sono ritrovato
Sabbia, l'aria era blu, verde la vita

Michele Spiriticchio di Como

 

 

 

 

"I miei colori" 

Nell'aria calda del mattino 

ci sono momenti lunghi di attesa... 

niente si muove, dobbiamo solo aspettare, 

mentre le nuvole giocano a rincorrersi 

e quando i colori ti abbracciano 

sei pronto a riprendere il volo...

Michele Spiriticchio di Como

Il casolare

Lungo i campi
d¹inverno e d¹estate
i miei sensi, le sensazioni,
si fondono con gli arcani petali,
con le erbe, con i sempreverdi,
e al richiamo di un vecchio casolare,
spesso mi soffermo.
Da lontano sembra piccolo,
bianco, dietro quel monumento contadino,
un mare di orizzonte lineare e vigile
ferma il mondo,
e le foglie disperse dalle stagioni
giacciono qua e là,
quasi a formare una piccola costellazione.
Una nuvola, dispersa in cielo
insegue le altre sue sorelle bianche,
tinte chiare in un cielo celestino,
tenue colore, e la pioggia color pianto,
all¹improvviso battezza il mondo,
e le sue creature improvvisate.
Alzo lo sguardo,
ed è già notte, oscurità,
madre
di una nuova alba, non ancora alba,
e i fiori,
già attendono rugiada nuova,
come i bambini, mai sazi, il cioccolato,
color sogno.

Alessandro Gioia, nato a Mainz (Germania), residente a Serino (Av)

 

 
In silenzioso evaporare
 
Polidipsia ermeneutica
da diabete conoscitivo
Il pubblicitario geco notturno grida:
“E’ tragedia solipsistica!”
E un mentore protervo
è il peggior fingitore
vi ha dipinto un mausoleo
sulla sua fossa comune
 
E quel giorno deposto Crono
al trono dei sotterranei
Ade fu introdotto
poi sedotto da Persefone
“Che vergogna!” si diceva
se tra il livore e l’amore
un legame si svelasse
e il più saggio lo accettasse
 
E quel giorno come tanti
rivelata Apocalisse
dissonante apparirà
ai di loro sentimenti
la sentenza in fin di vita
“Io non temo la rovina
 della terra amata e odiata
 ciò che temo in cuor mio
 è la fine del mio Io”
 
“Che vergogna!” sobillava
quel bel mentore buon viso
“Che vergogna!” ridondava
la sua gente nel villaggio
“Sia bruciato il vecchio saggio!”
E il meriggio si oscurava
dai suoi occhi scivolava
nel suo volto solo il vuoto
sul suo volto “Muoio solo”
 
La villania vinse ancora
In quel giorno d’ingiustizia
La villania vinse ancora
In quel giorno di mestizia
Non c’è odio non c’è amore
In quel senso di giustizia
Ma per odio e per amore
Condannaron la giustizia
 
di Nico Guzzi
AURORA

Luce solenne. Rintocchi d'aria
cadono
sulla terra blanda, serenissima.

Eccomi. Ascolto. Ti sento sulla mia pelle
Aurora. Il sogno di una vita, di suoni
appesi alla montagna, non parole
ma dolorosi risvegli
mormorii di canti remoti
il giorno tenero io accarezzo.

A ridosso della chiesa,
alberi incantati
spiegano i loro rami
novelli. Balconi di ansia
si aprono per vivere
un altro sogno nudo, di speranza.

Ottaviano De Biase di Santa Lucia di Serino provincia di Avellino

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Viaggiando in Poesia

Con dolce sentire,

ineffabile momento

invade l’anima,

come suono ancestrale,

che si ripercuote

colmando l’infinito;

armonia aleggia intorno

e fascinosi colori

effusi nell’immenso,

melodiosamente incantano;

tutto è vivere di poesia,

nella poesia.

Flavia Vizzari di Messina

 

 

 

 

 

 

 

 

Meditando

Luogo santo,

meta di preghiera,

la mente si libera

nell’aria tenue di primavera.

Mese dedicato

alla madre

delle madri;

un vecchio organo

emana il dolce suono.

Nell’ombra della fede

incontrandosi,

sensibili

al gentile pensiero,

volando in alto

con dolcezza di cuore

aperto al bene.

Intrepido evento

con inevitabile dialogo

apre l’attenzione

al nuovo.

Flavia Vizzari di Messina

 

A Leopardi,

poeta desolato

sepolto

in un borgo selvatico.

Lontano dagli sguardi;

grande cultore e d erudito

signore di se stesso e del suo

genio;

capace di trovare parole,

laddove non c’erano

per nessun altro,

osservando la natura,

e le cose,

con attenzione certosina

e feconda.

Curvo nelel sue carte,

perduto al mondo  e a se stesso,

vita negata,

relegata

tra le carte e i testi

e tomi

della biblioteca,

il suo mondo.

Lì serrato,segregato

In perenni  ed inconsolabili

Solitudini,

malvisto,

a volte incompreso;

eppur grande  e

irraggiungibile

nel dolore suo,

suo unico amico  e

compagno.

Anima vagante  e persa,

senza ristori,

senza conforto.

Difficile  da capire,e mai capito

Dai suoi conterranei.

La sua solitudine grande,

come la sua afflizione;

e il cercar di fuggire,

e poi tornare,

fino all’addio a Recanati,

posto di crudeli ed infimi,che mai

compresero,

il grande tra loro.

Leopardi col suo sguardo triste,

l’incarnante

del travaglio del poeta,

spesso in attrito col mondo,

e sempre solo,con le sue

idee  e i suoi tormenti;

inseguendo il pensiero suo,

segreto e sofferto;

gioia per i lettori.

Poeta fatto di pena  e di abbandono;grande ,fra tanti piccoli.

Stefano Medel

DI UMILI NATALI

 

Assoluto creatore

 

 

 

 del cielo e della terra

 

 

 

 

 

Infinito

 

 

 

 

 

Ogni sguardo sui palazzoni

 

 

 

mi riporta all’infanzia…è

 

 

 

un fascio di luce che smuove

 

 

 

e gira attorno a quei giganti….

 

 

 

Mi rende più ricettivo ai bei ricordi di un tempo

 

 

 

Sensazioni di sicurezza e protezione.

Marcello Fabbri, Roma

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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